Calvizie: Perchè si Verifica?

Nel corso della nostra vita ci troviamo spesso a notare una perdita insolita di capelli. Questo fenomeno si verifica soprattutto in periodi particolari dell’anno, quali la primavera o l’autunno. Si tratta di un processo del tutto fisiologico, che non deve destare alcuna preoccupazione.

L’uomo, infatti, a differenza degli altri mammiferi non è soggetto a periodi costanti di muta. Tuttavia il suo cuoio capelluto è caratterizzato da un continuo ricambio. Perdere circa 100 capelli al giorno è una condizione assolutamente normale. Ogni capello vive un ciclo di vita continuo che lo porta a cadere e ricrescere una ventina di volte.

 

Il ciclo di vita del capello

Le fasi di questo ciclo sono tre: anagen, catagen e telogen. La fase anagen registra una crescita del capello. Questa prima fase ha una durata variabile tra i 2 e i 4 anni nell’uomo, mentre nella donna di 4-6 anni.

Durante la seconda fase, la catagen, si verifica una regressione della durata di 7-21 giorni. il follicolo diminuisce e riduce gradualmente la propria attività mitotica.

Infine, la fase telogen rappresenta il momento di riposo del follicolo. Dura circa 3 mesi e vede il sacco follicolare risalire verso l’epidermide. Al termine di questa risalita, il bulbo è pronto per lasciare il follicolo. Sarà sufficiente un colpo di spazzola perché questo avvenga. Se non si verificano anomalie, a questo punto dovrà essersi attivata la fase anagen per una nuova ricrescita del capello.

 

Quali sono le più comuni forme di calvizie?

Esistono numerose forme di calvizie, responsabili dell’interruzione del corretto funzionamento di ricrescita del capello. Ci si rende conto di trovarsi di fronte a una condizione anomala quando si nota che la quantità dei capelli che si perdono è decisamente superiore a quella dei capelli in crescita, e si iniziano ad osservare delle trasparenze nelle zone interessate dalla caduta.

In molti attribuiscono la perdita dei capelli a disturbi di tipo psicosomatico. Il termine alopecia da stress, o alopecia psicogena, è molto diffuso e spesso utilizzato erroneamente per giustificare forme di alopecia in mancanza di una corretta valutazione epidemiologica. Molti esperti confermano un’incidenza di fattori psicogeni sulla perdita di capelli, tuttavia è opportuno analizzare la condizione e individuare le reali cause della caduta.

L’alopecia da trazione è causata da traumi meccanici che portano, con il passare del tempo, a una miniaturizzazione e un diradamento delle aree interessate. L’alopecia da tricotillomania, nello specifico, è dovuta a un disturbo del comportamento, che consiste nel bisogno compulsivo di tirare i propri capelli o peli, spesso portando alla formazione di zone glabre.

La forma di calvizie più comune è la cosiddetta alopecia androgenetica. Dovuta all’influenza di ormoni androgenici sui follicoli piliferi, interessa più del 70% degli uomini e del 40% delle donne nel corso della loro vita. Crea pattern di diradamento molto vari e non interessa la zona occipitale e quelle parietali dello scalpo. Questa area rappresenta una risorsa cui possono attingere i chirurghi specializzati nel trapianto di capelli.

L’ultima forma di alopecia cui facciamo riferimento in questo articolo è l’alopecia areata, caratterizzata da una perdita di capelli che porta alla formazione di zone glabre. Le cause sono ancora ignote agli esperti, sebbene sembra vi sia una componente genetica scatenante.

In alcuni casi la caduta si estende a tutto il cuoio capelluto. Si parla in questo caso di alopecia totale. Se interessa, invece, anche tutte le altre zone del corpo, quali sopracciglia, ciglia, peli pubici, ecc., si utilizza il termine alopecia universale.